E’ ben noto che la satira, normalmente, sin dai tempi degli antichi Greci, fosse prevalentemente rivolta ad attaccare e ridicolizzare il Potere e chi, nel momento, lo esercita.
Del resto questa era l’immancabile giustificazione fornita dai “satiri” nostrani e dai loro difensori, o meglio i loro ispiratori della sinistra, allorquando, durante il Governo Berlusconi, si chiedeva loro come mai sferrassero sempre attacchi a senso unico, sempre e solo e comunque, da sera a mattino, in programmi comici e non, verso il centrodestra ed il suo leader, in particolare.
Bene, ora al potere, però, non c’è più Berlusconi (ahi quanti Italiani se ne son pentiti!), ma quella pochissima satira è ancora prevalentemente rivolta contro Berlusconi, i suoi ed Emilio Fede! Ci sarebbe da pensare che non si siano accorti che al potere, oggi, ci sia quel loro prescelto a furor di popolo tramite le primarie di 2 o 4 milioni, non importa, di votanti, oppure che non volessero riconoscergli, nonostante tutto, nessun potere!La satira contro il potere della sinistra è latitante (o avrà fruito dell’indulto?), nonostante gli innumerevoli spunti, specie dopo le evidenti figuracce nazionali ed internazionali, come per esempio le armi alla Cina, la difesa del Papa affidata in esclusiva alle Guardie svizzere, l’affare Telecom, il declassamento del rating delle Agenzie internazionali per come è stata impostata la Finanziaria, la Finanziaria stessa da tutti criticata e che da quando ufficialmente è stata varata dal Governo è cambiata almeno mille volte.Si potrebbe pensare che un tale assenteismo satirico fosse da ricercare nel senso di “lealtà” dei satiri nei confronti dei loro idoli (forse ex) della sinistra.
Infatti è ben noto che in tali ambienti, quando qualcuno non piace o lo sottopone a continue aggressioni, anche violente, spesso con contenuti mendaci (normalmente i nemici esterni od interni), oppure lo si inonda di silenzio, con disposizioni di non trattare l’argomento che dia fastidio (come, per esempio, nel caso dell’Unità e dell’aggressione a Pansa). Questa volta, però, sembra si sia andati ben oltre una semplice scelta compiacente e si sia ricaduti nel classico atteggiamento di “intolleranza attiva”, così ben descritta ne il libro nero del comunismo. A tal proposito è sufficiente riflettere sulle dichiarazioni televisive di Dario Fo, uno dei più famosi numi tutelari della sinistra. Egli, a specifica domanda di una conduttrice, anch’essa notoriamente non di centrodestra, circa le problematiche derivanti dal far satira sulla sinistra, ha illustrato quanto fosse “difficile, anzi pericoloso, perché molti compagni non potrebbero capire…”!
Visibilmente esterrefatta l’intervistatrice, che sicuramente si aspettava ben altro tipo di risposta. Se un personaggio di spicco come Fo ritiene pericoloso avventurarsi nella critica alla sinistra, è ben chiaro come gli altri comici o pseudo-tali, di portata e prestigio inferiori, siano costretti ad astenersi, tranne in rare e blande occasioni, dal parlar male del potere attuale, che con i suoi provvedimenti ed atteggiamenti ha creato più delusione nei suoi sostenitori, che critiche dagli avversari.
Donato Carlucci - Consigliere comunale Forza Italia Parma