Come previsto le ispezioni ampiamente annunciate dei Nas negli ospedali italiani non hanno portato scoperte eclatanti, ma l'utilità di questi show resta prossima allo zero, se non di accontentare per un po' l'opinione pubblica.
Sorprende quindi che qualche esponente della maggioranza locale abbia trovato spunto per sperticati elogi alla nostra sanità locale per il fatto che i Carabinieri non abbiano trovato macroscopiche magagne. I problemi della sanità italiana, ed emiliano romagnola nello specifico, sono altri ed andrebbero affrontati in modo diverso.
Innanzi tutto il sistema sanitario della nostra regione non regge più dal punto di vista economico, visto che anche quest'anno si prevede che la sanità regionale chiuda i conti con almeno 350 milioni di Euro di buco, dopo un buco di 380 milioni registrato nel 2004 e dopo una serie di mutui per 500 milioni accesi per chiudere il buco del 2005 e le ristrettezze della nuova finanziaria di Prodi potrebbero darle un colpo mortale.
Eppure non tutte le regioni si trovano nella stessa situazione, infatti se da un lato Campania, Lazio e Sicilia da sole producono un terzo del deficit nazionale vi sono anche regioni come Lombardia e Veneto, governate da anni da Forza Italia, che hanno una sanità qualitativamente almeno pari alla nostra, se non superiore, e chiudono i bilanci in pareggio da molto tempo.
La sanità dell'Emilia Romagna purtroppo negli ultimi anni si è sempre più avvicinata alle ultime della classe anziché alle prime, registrando deficit sempre più colossali. Già alla fine degli anni '90 infatti si accesero mutui per una cifra attorno ai 1000 miliardi di vecchie lire per chiudere i deficit della sanità di allora, debiti che pesano tutt'ora sugli emiliano romagnoli e che peseranno ancora per decenni.
I cittadini della regione pagano gli interessi su questi mutui attraverso le addizionali regionali su gas e Irpef più alte d'Italia, addizionali che la finanziaria di quest'anno ha consentito di aumentare ulteriormente. La soluzione prospettata per ora è solo quella dei Ticket, delle addizionali e di più tasse, mentre si rinuncia a ridurre gli sprechi, a migliorare il livello della gestione amministrativa ed a liberalizzare il settore.
A questo si aggiunge una buona dose di malcontento tra gli operatori della sanità per le gestioni burocratiche ed inefficienti delle aziende, problema che a Cesena in particolare raggiunge vertici preoccupanti come dimostrano gli annunciati scioperi del personale infermieristico. La nostra sanità è ammalata soprattutto di subalternità alla politica, anzi al controllo dei partiti di maggioranza che usano le Ausl sempre più come centri di potere e di clientelismo.
Stefano Angeli - Consigliere comunale di Forza Italia di Cesena (FC)