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Forlì 30/11/2006

Il modello sanitario emiliano romagnolo non regge


 

Qualche settimana fa il consigliere regionale dei DS, nonché segretario della Confesercenti cesenate, Paolo Lucchi descriveva sulla stampa locale la sanità dell’Emilia Romagna  come un modello all’avanguardia che si troverebbe addirittura in vantaggio nell’innovazione su quelli delle altre regioni.

Le notizie sulle previsioni di chiusura del bilancio regionale dimostrano che la realtà è drammaticamente un’altra. Anche quest’anno si prevede che la sanità regionale chiuda i conti con almeno 350 milioni di Euro di buco, dopo un buco di 380 milioni registrato nel 2004 e dopo una serie di mutui per 500 milioni accesi per chiudere il buco del 2005.

La sanità emiliano romagnola infatti non regge più dal punto di vista economico e le ristrettezze della nuova finanziaria di Prodi potrebbero darle un colpo mortale. In cosa infatti dovrebbe essere avvantaggiata una sanità come la nostra a confronto, per esempio, di quelle di Lombardia e Veneto? Le due regioni del Nord governate da Forza Italia hanno una sanità qualitativamente almeno pari alla nostra, se non superiore, ma chiudono i bilanci in pareggio da diversi anni.

La sanità dell’Emilia Romagna invece registra deficit colossali e da molto tempo, dato che nel 2003 il deficit della nostra sanità si aggirava sui 140 milioni di Euro, ma già alla fine degli anni ’90 si accesero mutui per una cifra attorno ai 1000 miliardi di vecchie lire per chiudere i deficit della sanità di allora, debiti che pesano sugli emiliano romagnoli e che peseranno ancora per decenni. Infatti tutti i cittadini della regione pagano gli interessi su questi mutui con le addizionali regionali su gas e Irpef più alte d’Italia, addizionali che la finanziaria di quest’anno ha consentito di aumentare ulteriormente.

Eppure in questi anni il governo Berlusconi aveva aumentato progressivamente i fondi per la sanità portando in cinque anni il  Fondo Sanitario Nazionale da 65 miliardi di Euro a 93 miliardi, senza chiedere una sola lira in più di tasse.

La nostra sanità è ammalata soprattutto di subalternità al potere politico, anzi al potere di partiti che usano le Ausl come centri di potere e di clientelismo. Ora i nodi vengono al pettine e con i buchi di bilancio arrivano i Ticket, le addizionali, le tasse di scopo e chissà cos’altro, mentre i politici come Lucchi ancora sembrano non voler vedere il baratro che si apre sotto i loro piedi.

 

Stefano Angeli, consigliere comunale di Forza Italia di Cesena



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