Abbiamo assistito in questi ultimi tempi ad una evidente costruzione politica tesa ad una crescente deresponsabilizzazione dei giovani, che tende ad una disgregazione sociale della famiglia e della società. Ritengo infatti, che la proposta del ministro della Salute di raddoppiare la quantità del principio attivo di cannabis aumentando la dose singola ammessa per uso personale da 20 a 40 dosi, vada letta e interpretata in un duplice contesto: quello squisitamente e cinicamente politico e quello, ben più grave, dell’educazione e della valorizzazione personale dei nostri giovani.
Sul piano politico, la proposta tende ad una progressiva liberalizzazione delle droghe leggere, tappa più volte annunciata da questo governo fin dal suo insediamento.
Essa si pone strategicamente in un momento difficile per la maggioranza, tesa a conquistare con ogni mezzo la fiducia ed il consenso del suo nucleo massimalista, con disprezzo di tutti i sondaggi che dimostrano come una percentuale fra il 70 e il 75 per cento degli italiani sia assolutamente contraria ad ogni ipotesi di liberalizzazione.
Uno psicologo di fama, Paolo Crepet, afferma testualmente: “la causa della violenza dei minori è da ricercare nell’incapacità dei ragazzi di dare un senso alla vita e nella loro noia”.
Le droghe, come accertato da una consistente letteratura a riguardo, portano a dipendenza e quindi il processo di assunzione delle cosiddette “droghe leggere” è il primo passo verso un progressivo aumento del consumo di sostanze stupefacenti, con conseguente annicchilimento della personalità, della psiche e della capacità di interpretazione e giudizio del futuro cittadino.
Nell’ipotesi buonista della benevolenza (cinica) verso i giovani che “fumano un solo ed innocuo spinello” c’è la dissennata autorizzazione a “farsi del male”, con la conseguenza di rendere le menti fragili, insicure, inabilitate alla concentrazione e facilmente plasmabili (questo disegno mi ricorda tanto alcune premesse a certi regimi dittatoriali...) . E’ poi chiaro, che raddoppiando la quantità di consumo lecito (?), di fatto si rende più invasivo il narcotraffico, incentivando un mercato di morte il cui business ora è garantito anche dall’assenza dell’azione penale e dalle amenità del nostro ministro.
Con efficacia, maturata in anni di esperienza reale di questi fenomeni, Andrea Muccioli afferma: “l’unico modo che una legge ha per combattere la diffusione delle droghe è stabilendo un limite certo fra consumo e spaccio e prevedendo, per l’uno, sanzioni amministrative e rieducative e , per l’altro, condanne penali. Altrimenti la figura del consumatore (quello che, grazie al provvedimento, può girare con “quaranta canne”) è di fatto indistinguibile da quella dello spacciatore”. Con le ovvie conseguenze che si possono immaginare.
Ancora qualche considerazione sul piano educativo, vero nocciolo del problema. In una recente direttiva del Ministro alla Pubblica Istruzione Fioroni, (Dir. Prot. 1455) contenete indicazioni ed orientamenti alle scuole sulla partecipazione studentesca, si afferma che:” La partecipazione studentesca costituisce uno dei tasselli fondamentali di una scuola moderna, capace di combattere e prevenire il drammatico fenomeno della dispersione scolastica, di mettere al centro dei suoi obiettivi la valorizzazione delle inclinazioni personali di ciascun studente e di creare le condizioni migliori per un apprendimento efficace”
Ancora, in relazione alla Nota di indirizzo del Ministro (Autonomia e innovazione 2006-07): “Nella predisposizione del Piano dell’offerta formativa (POF) e del relativo curricolo didattico si manifesta appieno l’autonomia progettuale, didattica, organizzativa, di ricerca e sviluppo dell’istituzione scolastica. L’autonomia è strumento teso alla piena valorizzazione e realizzazione della persona umana (...). Il principio educativo della scuola è dato dalla centralità del soggetto che apprende, con la sua individualità e con la rete di relazioni che lo legano alla famiglia e ai diversi ambiti sociali, regionali ed etnici. E’ la persona che apprende, la persona nella sua identità, con i suoi ritmi e le sue peculiarità, ciò a cui la scuola deve sempre guardare per farsi capace di portarla il più vicino possibile alla piena acquisizione delle competenze in uscita dal primo ciclo, di base, come dal secondo ciclo”.
Al centro dell’educazione e della professione dell’insegnante c’è dunque un soggetto attivo, una persona da valorizzare. L’educazione si manifesta nello spazio della relazione interpersonale, nel desiderio e nella passione di introdurre l’allievo alla dimensione della conoscenza e della responsabilità. Ci rendiamo perfettamente conto che la vita dei nostri giovani non può essere riempita dai miti dell’immagine, del successo senza sacrifici, dell’apprendere senza studiare, della responsabilità senza la costruzione di rapporti umani profondi e significativi.
Ci rendiamo conto che il regalo irresponsabile della Turco ad una certa subcultura “alternativa” è l’esatto contrario della valorizzazione delle singole persone e della loro crescita. L’assunzione di droghe porta a difficoltlà nella concentrazione, allo studio, alla fragilità e alla insicurezza. É una stato psicologico incapace di rendere ragione di sè e di farsi azione e testimonianza. Dunque il degrado, la facile malleabilità e plasmabilità. Con l’apparenza della benevolenza verso i giovani si creano “mostri” accreditati dal messaggio “politicamente corretto “ di turno, capaci poi di commettere aberrazioni di ogni genere.
Bisognerebbe invece infondere valori, trasmettere passione e voglia di vivere. Occorre impegnarsi per far comprendere gli avvenimenti, per maturare la capacità di giudizio, la conoscenza del “mondo”, la testimonianza e il buon esempio. Bisogna crescere cittadini consapevoli, ricchi di speranza e con il desiderio di coinvolgersi nella “totalità del mondo”.
Scrive Howard Gardner (docente alla Facoltà di Scienze dell’Educazione all’Università di Harvard): “Esistono due valori cruciali: responsabilità e umanità. I nostri valori, gli individui attorno a noi, la nostra professione/vocazione(...) E così i genitori e gli insegnanti devono incorporare nel loro modo di vivere la responsabilità e devono cercare di infonderla nei giovani. Dobbiamo aiutare gli studenti a trovare un senso nella loro vita quotidiana, a sentirsi protagonisti delle loro azioni ed a provare piacere in ciò che devono apprendere. Il secondo valore è l’apprezzamento di ciò che di speciale c’è negli esseri umani. L’uomo ha fatto cose terribili ma anche un numero grandissimo di opere meravigliose: opere d’arte, opere musicali, scoperte scientifiche e tecnologiche, atti eroici di coraggio e sacrificio. I nostri giovani devo apprendere queste cose ed imparare a rispettarle per crescere in essi valori positivi”.
Mauro Tosi - Coordinamento comunale per Forza Italia Savignano sul Rubicone (FC)