Da oltre trent’anni vivo il mondo della scuola media superiore e posso testimoniare che il suo andamento, altalenante negli anni, è stato nel complesso contraddistinto dal segno negativo.
I tanti ministri che si sono succeduti hanno provato qualche correttivo, ma tutti hanno finito per adottare solo i classici pannicelli caldi. Solo Berlinguer, prima, e la Moratti, poi, hanno cercato, per diversi percorsi, di governare il cambiamento. Ma Berlinguer, per fortuna, fu costretto alle dimissioni anticipate e quindi fu bocciato dalla sua stessa maggioranza. La Moratti, invece, era riuscita a portare a termine il suo mandato e anche a far approvare una buona legge di Riforma scolastica.
Ora però il nuovo Ministro Fioroni vuole tornare indietro. Quando si sbaglia strada, è saggio rientrare al punto di partenza e rivedere il percorso. Ma qui la strada era quella giusta.
La Riforma Moratti aveva, finalmente, previsto la razionalizzazione dei corsi medi secondari e superato la loro frammentazione attraverso un unico blocco liceale, aveva conferito dignità nuova all’istruzione e formazione professionale, valorizzato e premiato la funzione docente; aveva posto al centro del sistema gli alunni, incentivandone l’impegno e la responsabilità, aveva reso la scuola flessibile alle esigenze culturali, economiche e sociali dei tempi nuovi.
Invece Fioroni, per ridurre il numero degli alunni e per risparmi finanziari, invita a… “promuovere” tutti! Il senso della Riforma Moratti, che impone la ripetizione dell’anno per chi non estingue il debito nel biennio previsto, era quello di stimolare negli alunni il giusto impegno e il giusto profitto. Che succederà domani quando tutti sapranno a priori di essere promossi? Sarà la definitiva bocciatura della “squola”!
Ma parliamo ora del Biennio unico con relativo obbligo a 16 anni.
Con la Moratti si introduceva il principio del diritto-dovere fino a 18 anni, un principio che determina, nei ragazzi e nelle loro famiglie, scelte responsabili e consapevoli. L’obbligo di Fioroni, invece, costringe gli alunni alla frequenza di un biennio, unico e uguale per tutti, anche per coloro che non hanno alcuna voglia di studiare, ma potrebbero utilmente orientarsi subito su corsi di professionalizzazione e di avvio al lavoro. Senza dannose frustrazioni personali e perdite di tempo!
E veniamo all’esame di Stato.
E’ discutibile se sia meglio costituire le Commissioni di soli membri interni o esterni, ma è certo che tornare alla Commissione mista, tre interni e tre esterni, serve solo a introdurre conflittualità, palesi o latenti, tra i commissari, a tutto danno degli esaminandi, oltre che delle finanze dello Stato. In effetti gli esami si possono fare bene se nelle commissioni c’è una condizione di armonia e di serenità, ma soprattutto se si definiscono più chiaramente e più scientificamente i livelli di profitto che devono essere verificati. Ma queste indicazioni mancano.
Infine parliamo del precariato.
Durante il governo Berlusconi sono stati immessi in ruolo 130.000 docenti in una situazione ereditata di oltre 250.000 precari. Certo sarebbe stato meglio poterli assumere tutti, ma si sa che “natura non facit saltus”… Ora, comunque, ci pensa Fioroni, che ne stabilizzerà altri 150.000. Ha dimenticato di dire, Fioroni, nelle sue confusioni, che la Finanziaria 2007 prevede sì le risorse per regolarizzare quei 150.000, ma nello stesso tempo pone un taglio di 42.000 docenti. Ti do con la destra uno zuccherino, ma con la sinistra ti tolgo il pane! Pensare che la scuola attuale italiana faccia a meno di 42.000 docenti è possibile, ma allora bisogna dire chiaramente quali saranno le conseguenze.
Tutto questo Fioroni e Prodi non lo dicono, ma dicono che vogliono licenziare i docenti fannulloni. E poi accusano Berlusconi di populismo! Populisti sono loro, perché, per poter valutare l’efficienza e l’efficacia minime di un docente, ed eventualmente licenziarlo, bisogna, in primo luogo, metterlo in una condizione “motivante” e saper fissare i profitti e i risultati minimi degli alunni, sia in termini di rendimento culturale sia in riferimento all’educazione civica e civile. E, soprattutto, bisogna disporre di un “portfolio” preciso e rigoroso da cui emergano le serie e corrette condizioni, di crediti e di debiti, di ogni singolo alunno.
Ma il portfolio, introdotto dalla Riforma Moratti, questo nuovo governo di sinistri confusionari lo vuole far sparire.
Tralascio poi di approfondire il problema dell’INVALSI, però segnalo che questo Istituto nazionale di valutazione del sistema e del rendimento scolastico , che stava producendo i suoi primi frutti, viene trasformato in un organo di regime con nomine politiche dettate dal Ministro. Alla faccia della competenza e della neutralità! Al confronto, il tentativo della Livia Turco di sostituire quel famoso luminare della medicina con quella “scienziata”, altrettanto famosa ma di sua fiducia, è soltanto un pallido episodio esemplare. Ci saremmo aspettati un simile provvedimento da un ministro comunista o post-comunista, come la Turco, ma che lo stia perseguendo Fioroni è solo il segno delle sue confusioni. Non c’è cosa peggiore, nella vita, che dover tornare indietro da un percorso che si era intrapreso sulla strada giusta. Se poi questo capita nella scuola, è molto probabile che domani ci si ritrovi davvero in una nuova “squola”!
Rodolfo Marchini – Forza Italia Borgotaro (Parma)